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| Rudi.
pensierini sull'Inter, la Sinistra,
Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura |
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Nel buio
di una nave
Bradipolibri (2007), 112 pagine; 10.00 euro | acquista!
| il
blog
Il più grave incidente sul lavoro del dopoguerra
è avvenuto il 13 marzo 1987 nel cantiere Mecnavi del porto di
Ravenna: tredici operai morirono soffocati dentro la stiva di
una nave. Una morte atroce, con una lunga catena di responsabilità:
le vittime dipendevano da cinque aziende diverse, otto lavoravano
in nero, tre non avevano ancora vent’anni, per qualcuno si trattava
del primo giorno di lavoro. Innescato dalla scintilla di una
fiamma ossidrica, un piccolo incendio surriscaldò il rivestimento
dei serbatoi del combustibile, gocciolando sul fondo della stiva.
Si svilupparono ossido di carbonio, isocianati, acido cianidrico.
L’aria divenne presto irrespirabile. L’autopsia certificò la
morte per edema polmonare causato da inspirazione di sostanze
tossiche. Varie testimonianze convergono: si sentiva battere
contro le pareti metalliche, gli intrappolati chiedevano aiuto,
e continuarono a farlo per lunghi, interminabili minuti. Anche
se la percezione del pericolo fu pressoché immediata, le vittime
non avevano scampo, non conoscevano l’ambiente di lavoro, non
avevano ricevuto alcun addestramento. Quel lavoro non doveva
presentare alcun margine di rischio. Impensabile si potesse
ancora morire facendo le pulizie. |
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Confessioni
di un interista ottimista
Limina (2006), 130 pagine, 13.50 euro | acquista!
Avere la tendenza a passare dall’entusiasmo
alla depressione, dalla costruzione di idoli all’accusa di tradimento.
Avere per proprietario un petroliere che finanzia Emergency
e scambia lettere con il subcomandante Marcos. Avere settori
di curva che ostentano croci uncinate e lanciano fumogeni e
motorini. Avere dirigenti gentiluomini che si fanno irretire,
ogni tanto protestano, ma poi tornano a votare come Juve e Milan.
Avere alcuni fra i calciatori più sopravvalutati dell’emisfero
boreale. Avere più tifosi dell’altra squadra milanese, nonostante
un ventennio di disastri e assurdità assortite. Avere ancora
voglia di dibattere questioni insensate (qual è il vero ruolo
di Recoba?). Avere ricominciato a vincere dopo sette anni… Essere
ottimisti - parlando di una squadra che non vince lo scudetto
da prima della caduta del Muro di Berlino e la Coppa dei Campioni
dalla tournée dei Beatles in Italia - significa farla finita
con le tristezze, il fatalismo, i sensi di inferiorità. Essere
dell’Inter, significa vivere una passione rovinosa ed esaltante.
Significa credere che Moratti, Mancini e Adriano non smetteranno
di produrre emozioni. E presto, molto presto, oltre a quelle
che abbiamo imparato a conoscere, ce ne saranno altre: divertenti,
sconvolgenti, piene di una meraviglia nutrita da tanta, troppa
attesa. |
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Andrea Pazienza.
I segni di una resa invincibile
Bradipolibri (2005), 110 pagine, 10 euro | acquista!
Il nome di Andrea Pazienza è associato a una
stagione del fumetto, anzi di Bologna, anzi della “questione
giovanile”; una stagione in cui si sono addensati fermenti di
creatività e anticonformismo, devianze consapevoli, l’irruzione
di nuove forme espressive. Nelle sue avventure a fumetti, Pazienza
ha risucchiato e riversato letture, film, canzoni e suoni delle
radio libere, dialoghi spiati in osteria, slang politico e giovanile.
Fra il 1977 e il 1988, ha proposto una straordinaria esuberanza
di immagini, con la massima varietà espressiva. Se esiste uno
stile Pazienza è come quello di Picasso: continuamente diverso.
Diversità nelle forme espressive (tavole singole, lunghe storie,
copertine di dischi, locandine per il cinema, illustrazioni,
disegni di moda, costumi e fondali teatrali) e diversità nel
tratto (da quelli volutamente rozzi e sbrigativi, alle autentiche,
coloratissime pitture). Pentothal, Pippo, Pertini, Pompeo, Zanardi...
Aveva appena cominciato a raccontare e raccontarsi, sorprendendo
ogni volta per le invenzioni e le provocazioni. Suo malgrado,
è diventato un simbolo generazionale. Nessuno come Pazienza
ha saputo raccontare la fine di un’epoca, quella in cui i giovani
rappresentavano qualcosa. Il segno di una resa invincibile è
il titolo-ossimoro di una pittura del 1983: un paesaggio verde-azzurro,
con fiori rossi, un paio d’alberi e un sottile grattacielo giallo,
che oltrepassa i fili elettrici e raggiunge l’altezza delle
nuvole. |
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Il cavaliere
a due punte
Fratelli Frilli Editori (2004), 96 pagine, 6.50 euro | acquista!
Berlusconi ha accelerato una tendenza in atto:
la riduzione dei cittadini a tifosi. La razionalità precipita
nell’istinto di appartenenza, e ognuno è obbligato a schierarsi
all’interno di una logica Amico-Nemico, che il Cavaliere sollecita
continuamente. Rimproverarlo di aver politicizzato il calcio,
è ingiusto: ci avevano già pensato Andreotti e Craxi (candidando
i presidenti della Roma e del Torino), e persino il centro-sinistra
(imponendo Cecchi Gori a tanti fiorentini perplessi). La vera
novità, il senso della rivoluzione berlusconiana consiste nell’aver
calcistizzato la politica. Per lui, il calcio è molto più di
una metafora, è una forma mentale, una concezione del mondo.
In queste pagine, perciò, si gioca spudoratamente “alla Berlusconi”,
approfittando di ogni minimo pretesto per “buttarla in politica”.
Non sarà un atteggiamento corretto, ma è lui che ogni giorno
ci porta (avrebbe detto De André) sulla cattiva strada. |
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Sarti,
Burgnich e Facchetti...
Pura poesia in movimento
Fratelli Frilli Editori (2004), 124 pagine, 8 euro | acquista!
Ricordate "Ecce bombo"? A un certo
punto c'e' la scena dell'esame, in cui uno studente deve ricordare
i nomi dei Presidenti della Repubblica. E lui, faticosamente,
ci prova: "De Nicola, Einaudi... Sarti, Burgnich e Facchetti".
Sensazioni estreme: è questo che l’Inter riserva ai propri tifosi.
Sarebbe semplice farla finita, abbandonare l’oggetto della passione.
Invece non accade, e il numero degli interisti continua a crescere.
Viene da pensare che anche le delusioni - almeno certe delusioni
- possano diventare un fattore di identità. In questi 27 racconti
mi rivolgo alle ultime generazioni, arrivate al tifo quando
la Grande Inter era già oggetto di mitologia. Quelli che hanno
visto le cavalcate di Rummenigge e le cicatrici di Ronaldo,
gli appelli per Emergency e il motorino lanciato dal terzo anello
di San Siro; quelli che, un 5 maggio, hanno dovuto concludere
che al peggio non c’è mai fine. Affamati di estetica almeno
quanto di vittorie, certi interisti hanno imparato a coltivare
l’attesa. Nella certezza, ormai quasi mistica, che il futuro
sarà migliore. |
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Basta
perdere.
Ventuno scrittori raccontano
la loro insana passione per l'Inter
Limina (2002), 136 pagine; 13.50 euro | acquista!
Ventuno scrittori raccontano la loro insana
passione per l'Inter. Quattordici di questi ventuno, sono nati
fra il 1954 e il 1962. Perciò ricorrono certe situazioni, la
condivisione di un immaginario che si è nutrito (da bambini)
della Grande Inter, e in seguito (da adulti) di tante delusioni
(fino al 5 maggio, anzi a Ronaldo). Quasi una maledizione, ai
limiti del masochismo: che sia questa, l’intima essenza dell’interitudine?
La risposta più netta la offre Michele Serra: “Chiariamola una
volta per tutte, questa faccenda che noi interisti ci sentiremmo
nobilitati dalla disgrazia, che saremmo una specie di aristocrazia
della sfiga, di eterni secondi che considerano molto volgare
vincere. Volgare un cacchio!, scusate il francesismo. Vincere
dev’essere bellissimo”. Il mio racconto - Per una storia universale
dell'infamia - rievoca, alla maniera di Borges (chiedo scusa),
un episodio tristemente celebre: il rigore negato a Ronaldo
in un Juventus-Inter dall'arbitro Ceccarini. Il quale, “forse
non voleva ingiallire negli archivi, oppure desiderava un’uscita
di scena all’altezza dei sogni che aveva inseguito. Forse il
suo bisogno di piacere era così tremendo che, in piena e perfetta
buona fede, nell’istante cruciale non poteva che assecondare
gli umori del pubblico sulle tribune. In seguito, si mostrò
offeso per le insinuazioni e i sospetti, e arrivò quasi ad ammettere
l’errore. Quel giorno non vide ciò che tutti videro”. |
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Bye
Bye Bologna.
Cronaca irriguardosa della fine di un simbolo
Punto Rosso (2002), 112 pagine; 8.00 euro | acquista!
Cronaca irriguardosa della fine di un simbolo
(con un intervento di Roberto Roversi). "Ogni generazione ha la sua
Caporetto, la sua Corea, una sconfitta più grave di tutte le
altre, bruciante, clamorosa, irrimediabile. Diventano riti di
passaggio, fattori di identità, almeno quanto le vittorie. Poi
ci si sorprende a pensare che le immagini del disastro possiedono
una strana bellezza". "La sconfitta di Bologna non
è stato un incidente di percorso, una parentesi che si potrà
chiudere con disinvoltura, magari per riprendere il discorso
da dove era stato interrotto. Illudersi così, è il modo migliore
per andare incontro a nuove sconfitte". |
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Guazzaloca
50,69%
Perché Bologna ha perso la sinistra
con Valerio Monteventi
Luca Sossella Editore (1999), 294 pagine, 12.40 euro | acquista!
Da dove viene il crollo del Muro di Bologna,
la sconfitta più pesante e simbolica nella recente storia della
sinistra italiana? E la successiva sconfitta dell'Ulivo, nel
maggio 2001, quanto assomiglia alla vicenda bolognese? "Una
fase politica si è conclusa, la sconfitta di Bologna segna un
punto limite. Ma per ricominciare, per chiudere davvero con
un'epoca (con le sue logiche e le sue contraddizioni), va conquistata
la capacità di pensare come si fosse già dentro la fase nuova.
Non è facile. Ma questo libro è un segno di fiducia nell'azione
politica: se la politica tornerà a produrre conflitti e passioni,
se tornerà ad avere un senso. Quanto ai fatti e alle opinioni
di queste pagine, dovrebbe far riflettere come certe critiche,
nostre e di tanti altri, non abbiano trovato ascolto. Molti
degli argomenti che si sentono oggi - dopo che la sinistra ha
perso Bologna - li si poteva leggere da mesi, se non da anni,
sulle pagine di Zero in condotta. Forse, qualche volta abbiamo
avuto ragione. Certo, siamo stati intempestivi: percepiti come
nemici, proprio mentre lanciavamo l'allarme". Volume recensito
da Le Monde diplomatique, che ha ospitato un lungo articolo
nel settembre 2000. |
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Semifinale
Theoria (1999), 144 pagine, 7.80 euro | acquista!
Fuori catalogo per il fallimento dell'editore, recuperato
nel catalogo Costlan.
Una storia d'amore e di sconfitte intorno
all'Inter prima di Ronaldo. Il racconto di un'educazione sentimentale
che diventa romanzo di formazione (nel suo doppio senso). "Perché
è così importante? La sua domanda è rimasta nell'aria, mi gira
intorno, si propone di nuovo. Perché questa partita è così importante?
Lei mi vede sempre più pallido e prova a dirmi che andrà tutto
bene. Sbuchiamo dal corridoio, nel rumore denso della folla.
La vedo incantarsi sull'erba illuminata dai fari. Inconsapevole
della retorica, il cielo sopra San Siro sta diventando blu".
"Sono tornato indietro, fino all'edicola della locandina
rimasta nella coda dell'occhio. La dimensione delle lettere
riduceva l'essenziale a due parole: Moratti e Ronaldo. All'improvviso,
il nerazzurro si è ripresentato come se niente fosse, carico
di prospettive luminose: l'arrivo del fenomeno brasiliano, col
suo modo di ridere dopo ogni gol, altri acquisti dai nomi esotici,
il nuovo allenatore nato in provincia di Bologna, il Milan fuori
dalle coppe l'anno che verrà. Moratti e Ronaldo. Dovevo farlo
sapere a Katia. Perché capisse che non è mai finita: è questa
la semplice, precaria verità del calcio. Con incurabile speranza,
adesso avverto che il peggio è passato e tutto ricomincia". |
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